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Consenso, conflitto e mutamento sociale

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Sobre o livro

Sulla "nonviolenza", si parla e scrive molto. Ma il dibattito attuale ha due grossi limiti: 1) si parla di solito di "nonviolenza" come di un concetto negativo, come rifiuto della violenza, e non come di un concetto complesso, più ampio, quale ci hanno insegnato Gandhi, Capitini, Luther King, che ha in sé sia l'elemento negativo, di rifiuto di tutto quanto c'è di sbagliato nella società attuale - non solo, e non esclusivamente, la violenza "aperta", ma anche, e soprattutto quella "strutturale", silenziosa - sia quello positivo, di ricerca e sperimentazione di una società, e di rapporti sociali umani, alternativi, più giusti. 2) Si parla inoltre solo, o prevalentemente, da un punto di vista etico-morale, come se la nonviolenza fosse solo una scelta etica individuale e non invece anche una scelta di modello di società e di sviluppo da portare avanti - usando la terminologia weberiana - secondo dei canoni di razionalità rispetto agli scopi, e non solamente rispetto ai principi. Per superare questi due limiti, e per far entrare la nonviolenza nel linguaggio e nel dibattito interno alle scienze sociali, l'autore di questo libro ha dovuto affrontare alcuni problemi epistemologici di portata generale: 1) il ruolo dei valori nella ricerca scientifica; 2) la separazione tra sociologia del consenso e sociologia del conflitto; 3) la spaccatura tra micro e macro sociologia; 4) il rapporto tra teoria, paradigmi, e modelli nella ricerca scientifica. [...]

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OpenLibrary OL4569581W
Fonte OpenLibrary

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