Cronosensitività
«Un tempo sapevo tutto dell'amore; poi, mi sono innamorato». Così un personaggio di Checov spiega il suo improvviso passaggio da una conoscenza sistematica del linguaggio amoroso, ad una condizione nella quale ogni codificazione anteriore è come sospesa, mentre nuove regolarità …
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«Un tempo sapevo tutto dell'amore; poi, mi sono innamorato». Così un personaggio di Checov spiega il suo improvviso passaggio da una conoscenza sistematica del linguaggio amoroso, ad una condizione nella quale ogni codificazione anteriore è come sospesa, mentre nuove regolarità nascono per reazione alla presenza della creatura che si viene via via conoscendo. A stimolare lo splitting cronosensitivo è l'irruzione dell'Altro nell'orizzonte epistemico che il soggetto aveva preteso di organizzare come un sapere "grammaticale" solipsistico. Come per l'amore, non è forse così anche per ogni linguaggio umano? E in tal caso, possiamo ancora descrivere la competenza linguistica come la conoscenza di un codice? O non dobbiamo piuttosto guardare a quelle teorie che sono sensibili al "tempo" nel quale l'altro "avviene"? Da queste domande prende avvio una riflessione sulla natura e le finalità di una filosofia dei linguaggi. Ne nasce una teoria compiuta, che mescola in modo audace il pensiero di Nelson Goodman e quello di Donald Davidson con i metodi di una filologia "multimediale", capace di recuperare l'individualità di ogni evento comunicativo, restituendo alla persona quella centralità che le discipline del segno e del codice le avevano, per oltre un cinquantennio, sottratto.
Margaret's verdict
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