La Chiesa cattolica e la pace
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Martini prende in esame il magistero pontificio orientato a delegittimare la guerra, da Pio XII alla svolta della Pacem in terris di Giovanni XXIII, che nell'età della possibile guerra nucleare, sancì tale delegittimazione in un modo più radicale, recepito solo …
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Martini prende in esame il magistero pontificio orientato a delegittimare la guerra, da Pio XII alla svolta della Pacem in terris di Giovanni XXIII, che nell'età della possibile guerra nucleare, sancì tale delegittimazione in un modo più radicale, recepito solo in parte e con atteggiamenti oscillanti e alterni dal Vaticano Il e da Paolo VI e Giovanni Paolo II. A questi ultimi, pur con limiti e con impostazioni che possono essere valutate come ancora insufficienti o addirittura come devianti, si deve però l'approfondimento di una concezione “positiva” della convivenza pacifica: dalle sue connessioni con lo sviluppo e la solidarietà dei popoli al modo stesso di intendere il volto del divino, in un'era di interdipendenza e quindi di confronto, conflitto, scambio, contaminazione delle culture anche religiose. Tesi dell'autore è che, proprio approfondendo quest’ultimo aspetto, la Chiesa e il suo magistero potranno dare in futuro il loro maggiore contributo alla promozione della pace.
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"Martini prende in esame il magistero pontificio orientato a delegittimare la guerra, da Pio XII alla svolta della Pacem in terris di Giovanni XXIII, che nell'età della possibile guerra nucleare, …"
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